Condividi

Una ventata di follia pacificatrice nel clima rovente di una Roma assediata dal caldo africano ma anche dall’ennesima quasi crisi di governo. È apparsa così stamattina la presentazione del Progetto Mean e della marcia per la pace a Kiev dell’11 luglio nella sala stampa del gruppo del Partito Democratico a Montecitorio, che ha ospitato l’evento.

 

Una ventata di follia pacifista nel clima rovente di una Roma assediata dal caldo africano ma anche dall’ennesima quasi crisi di governo. È apparsa così stamattina la presentazione del Progetto Mean e della marcia per la pace a Kiev dell’11 luglio nella sala stampa del gruppo del Partito Democratico a Montecitorio, che ha ospitato l’evento. Ad aprirlo è stato il deputato dem, già Ministro, Graziano Delrio che ha fatto con generosità e acume gli onori di casa di fronte ai giornalisti. Delrio ha voluto ringraziare, anche a nome degli altri colleghi di diversi gruppi, i promotori dell’iniziativa, che ha definito “coraggiosa”, di amicizia col popolo ucraino e di affermazione della pace. “Il nostro popolo”, ha detto Delrio, “vuole che si costruiscano le ragioni della pace”.

Riccardo Bonacina, giornalista founder di Vita.it, ha ricordato il decalogo del Mean, il Movimento europeo di azione non violenta, che è stato steso in questi giorni (lo trovate qui)e che aiuta a mettere a fuoco la marcia dell’11 luglio. Proprio ai margini della conferenza stampa Bonacina ha spiegato all’agenzia Agensir (qui l’integrale): “Il sogno è quello di non usare l’Ucraina come palcoscenico per andare a dire che siamo buoni e non vogliamo la guerra e fare le nostre manifestazioni veloci. Il sogno è quello di lavorare con la società civile ucraina che all’inizio ci chiedeva solo armi e che ha visto crescere lo spirito nazionalistico prima non così forte in tutta l’area. Quindi è stato un lavoro intenso di 40 giorni in cui piano piano loro hanno capito che il fatto che gli europei portino lì la loro presenza, è un’arma: è l’arma di cui parlava Ghandi, l’arma della non violenza. Loro hanno capito e stiamo lavorando insieme. Il nostro sogno è provare ad essere più che pacifisti, pacificatori, lavorare con quanti sono in una situazione pazzesca e hanno sete di giustizia”.

Angelo Moretti, spokesman di Mean, ha raccontato il disegno di una “follia” che si è costruita in un lavoro comune, insieme e accanto agli ucraini. L’Europa non poteva esaurirsi nell’aiuto armato alla legittima resistenza di quel popolo. E allora ecco che 150 attivisti, autorizzati dall’amministrazione comunale di Kiev, manifesteranno per dimostrare solidarietà e discutere del domani. “Ciò che resta di questi incontri organizzativi per noi europei uniti nel progetto Mean”, ha detto Moretti, “è la sensazione di fare la cosa giusta al momento giusto, soprattutto nel posto giusto. I governatori europei hanno da compiere in questi mesi una scelta tragica, quella di «armare o non armare» la resistenza ucraina, ma la società civile europea può mettere in campo una scelta in più: essere accanto, fisicamente, in modo disarmato ma non arreso. Chiedendo insieme, italiani ed ucraini, che l’Europa guidi i negoziati di pace, con tutte le sue forze economiche e diplomatiche”. Moretti ha voluto rivelare poco di quello che concretamente accadrà l’11 luglio nella capitale ucraina. Ha però dato per certo che la sera prima, il 10 luglio, si collegheranno una ventina di piazze dall’Italia e anche da Londra coinvolgendo così centinaia di persone.

Marco Bentivogli, coordinatore di Base Italia, ha risposto ad un’obiezione che viene posta agli organizzatori di Mean. “Ci chiedono: perché non andate in Russia? A Mosca? Noi rispondiamo: ci andremo, è più difficile e complicato ma resta un nostro obbiettivo. Non abbiamo mai minimanente confuso fra aggressori ed aggrediti. Non c’è neutralità per noi. Ma sappiamo che la nostra testimonianza deve abbracciare tutti i popoli, tutte le persone”. È intervenuto anche Maurizio Colace, attivista della Fondazione Langer, che ha sottolineato l’apporto della società civile all’iniziativa. Moretti ha anche ricordato che le organizzazioni del Mean in collaborazione con la rete di Piccoli Comuni del Welcome hanno organizzato da luglio a settembre 2022, dei Summer camp per le famiglie e i minori ucraini. Si tratta per lo più di orfani e vedove ucraine di caduti in guerra, individuati dall’assessorato alle politiche sociali del Comune di Kiev. Calorosi i saluti e interessanti le osservazioni di Barbara Pollastrini, ex ministra e deputato pd, che ha condiviso l’iniziativa, così come era presente Lia Quartapelle, deputata dem e protagonista di viaggi in Ucraina in queste settimane cruciali. Sostenitrice dell’iniziativa si è manifestata Maria Chiara Gadda, deputata di Italia Viva, che ha sottolineato come l’iniziativa aiuti a rispondere a due domande capitali: “Quando si costruisce la pace, solo quando finisce la guerra o anche prima? Voi ci state dimostrando che non è sempre l’ora di costruire percorsi di pacficazione. E ancora: a chi interessa davvero costruire la pace? A voi, oragnizzazioni della società civile interessa e noi impegnati in politica dobbiamo tenerne conto, farne tesoro”.

Vita.it