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Chris Obehi dopo essere riuscito a sopravvivere alle torture dei lager libici, è partito insieme ad altre cento persone su un gommone verso l’Europa.

《Non c’era neanche un pezzo di legno, il gommone era fatto solo di plastica scandente》, racconta.

Durante il viaggio tutti pregano e cantano. C’è un bimbo che però se ne sta zitto, sembra ammutolito. Il gommone si ferma in panne. La gente comincia ad urlare, a dimenarsi, iniziano a fare telefonate disperate ai numeri telefonici che avevano.

Quel bambino è sempre lì, vicino a Chris, ma lui fa fatica a guardarlo, deve pensare alla sua sopravvivenza, la sua schiena brucia tra acqua salata e benzina. Ma non riesce a non pensare al bimbo. Improvvisamente gli tocca le mani, sono gelide. Allora fa un gesto istintivo: apre la sua giacca e si mette il bambino sul suo ventre, coperto dal giubbino. Sente che il bimbo emana un sospiro di sollievo.

La disperazione dei naviganti continua, ma ora il bimbo sembra al sicuro. Arriva un elicottero, poi dopo diverse ore finalmente una nave militare.

I soccorritori spiegano: facciamo salire prima donne e bambini. Chris libera il bimbo dal suo giubbino e, a domanda, risponde di non esserne il padre e indica la madre. Non fa niente, gli dicono, vieni anche tu con noi. Inspiegabilmente, Chris viene messo in salvo insieme alla metà dei passeggeri.

Altri 50 restano in acqua. Chris li guarda dalla nave del soccorso e ancora piange nel vedere quegli uomini lasciarsi andare sotto l’acqua, morire annegati sotto i suoi occhi, impotenti: 《Volevo salvare un bambino, ma è stato quel bambino a salvare me》, dice emozionandosi.

In Italia impara a suonare la chitarra, a cantare, a parlare l’italiano e scrive la sua canzone, dal titolo “Non siamo pesci siamo esseri umani”.

Ieri la mia “Bella Ciao” personale è stata la sua canzone.

Non c’è ancora abbastanza liberazione dal fascismo nel mondo se gli uomini non si curano di salvare altri uomini che rischiano di morire.

Non c’è abbastanza liberazione se le nazioni forti lasciano morire in mare 50 uomini pur avendo tutte le possibilità di salvarli.

Non c’è liberazione senza riconoscere il diritto di tutte e tutti alla vita buona.

Grazie a Vito Restivo per il dono che mi ha fatto con questa nuova conoscenza.