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Ha ragione Papa Francesco: la recessione globale tra 2007-2008 ha provocato crisi finanziaria, disoccupazione e in più assistiamo a sconvolgimenti climatici e guerre nel mondo.
E ci lamentiamo se dal 2009 in poi sono aumentati i flussi migratori verso l’Europa.
Al New Oikos – Forum dell’economia e dell’innovazione sociale di CONTURSI TERME (SA) abbiamo ragionato di economia sociale nelle piccole aree interne e nel mio intervento ho posto una domanda: 𝑄𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑒̀ 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀ 𝑙𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑒𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑉𝑒𝑐𝑐ℎ𝑖𝑜 𝐶𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀?
Le aree interne rappresentano la maggioranza dell’Italia, con il 70% di comuni che conta meno di 5000 abitanti e con più della metà del territorio occupato. Numeri comuni in tutta Europa, che nonostante la nostra percezione di grande continente ha solo il 5% della popolazione mondiale, che a sua volta abita le zone rurali (l’80% del territorio europeo) in una misura bassissima: i 4/5 della popolazione vivono nelle grandi città e, di conseguenza, solo il 20% abita le aree rurali.
In Italia i Piccoli Comuni dovrebbero essere gli azionisti di maggioranza, si sentono sempre ultimi, quelli che prendono le briciole.
L’economia forte va complessivamente verso le grandi città, mentre i piccoli Comuni vivono sostanzialmente di resilienza.
Dal 2016 animo, e ne sono il Referente nazionale, la Rete dei Piccoli Comuni del Welcome.
Ad oggi sono cinquantuno i piccoli Comuni che hanno aderito al nostro Manifesto.
Crediamo che la soluzione sia nella costruzione di un sistema di welfare di comunità che, con il metodo del welcome, può fondarsi su una rete di relazioni tra le persone e i territori in cui vivono.
Una economia sociale che parte dalla coesione della comunità locale e che mette a sistema la progettazione personalizzata sulle fragilità e il genius loci, il marketing territoriale e il welfare culturale, la ricerca innovativa in agricoltura e il recupero delle terre abbandonate.
Non è più l’economia “che fa” un paese, ma sono la comunità e il territorio di quel paese a “fare” l’economia.