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Sulle contrade occorrono progettazione partecipata e Osservatori permanenti.

Se avverrà lo scambio tra la maggioranza del territorio urbano, rappresentata delle contrade, e la minoranza che è il centro della città potremo programmare davvero il futuro. Non servono supereroi. Occorre solo una progettazione strategica.

Nicola Corbo, Colonnello dell’Artiglieria in pensione, in rappresentanza delle Contrade Nord-Est, ha deciso di candidarsi al mio fianco e nella Coalizione ArCo. Lo ringrazio e ne sono molto felice.

Sulle contrade, tra i primi atti che farò se sarò eletto Sindaco di Benevento saranno:

  1. l’istituzione di una Consulta delle Contrade, un organismo permanente di progettazione partecipata e di supporto all’attività di governo del Sindaco e dell’Amministrazione comunale per la risoluzione dei problemi delle contrade;
  2. l’assegnazione dei numeri civici alle abitazioni degli abitanti delle contrade;
  3. l’istituzione di un Osservatorio permanente per la manutenzione delle strade di collegamento contrade-centro città e tra le contrade stesse;
  4. l’istituzione di un Osservatorio permanente sullo stato di efficienza del servizio idrico e sulla qualità dell’acqua;
  5. un investimento per ridurre il digital divide che ancora è presente nelle contrade e che non consente soprattutto ai più giovani di avere pari diritti rispetto ai coetanei che abitano nei quartieri della città.

Dobbiamo riequilibrare il rapporto tra il territorio che viene considerato il centro della città e quello che erroneamente viene chiamato “periferia”.

Le contrade coprono il 90% del territorio urbano, impossibile pensare che siano periferia. Dobbiamo capovolgere lo sguardo: se avverrà lo scambio tra questa maggioranza delle contrade e quella minoranza che è il centro della città potremo programmare davvero una ripartenza per questa città.

Non può esserci sviluppo se non riparte un “new deal”, anzi un “Green new deal”, la rivoluzione sostenibile dell’Unione Europea targata Ursula von der Leyen che ha l’obiettivo strategico di trasformare l’Europa nel primo blocco di Paesi a impatto climatico zero entro il 2050.

Il verde è relazione nuova a tra uomo e ambiente ma anche occasione di una nuova economia:

– con la bioedilizia, una tecnica di costruzione che crea impatti positivi sul clima, sull’ambiente naturale e sulla vita delle persone e per la quale occorrono materie prime come terra battuta, fibre di canapa, paglia, bambù;

–  la produzione comunitaria di energie rinnovabili o le agroenergie;

– l’agricoltura di precisione, ovvero l’uso intelligente e interconnesso di tecnologie e dati che consentono una agricoltura che produce di più con minori sprechi di risorse e minore uso di sostanze inquinanti.

Non servono supereroi. Occorre una progettazione strategica che riscopra e valorizzi le risorse esistenti del nostro territorio, capisca i bisogni delle nostre enormi aree rurali e li metta in connessione con il mercato, l’innovazione tecnologica e le politiche nazionali ed europee.