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È andata così.
I Beneventani hanno passato la palla ancora una volta al decimo del calcetto italiano, anzi il decimo è riuscito con maestria a prendersela. E, come da copione, un attimo dopo, nel suo discorso a caldo al Teatro Massimo, erano scomparsi i problemi della città e le attese della povera gente, mentre già si facevano i conti sulla vittoria di Caserta, in cui Clemente rivendica di essere stato decisivo con il suo 6% ed il verbo “fottere” veniva ripetuto dal nostro sindaco almeno quattro volte, sia in forma attiva che passiva, in quanto verbo simbolo della scuola politica mastelliana. I comunisti parlavano ai compagni della rivoluzione permanente, i democristiani parlavano ai fratelli dell’impegno sociale in politica, i mastelliani parlano a chi vuole fottere o a chi non vuole essere fottuto. Questo patrimonio culturale ci è dato in sorte dalla storia e non ancora ce ne liberiamo.
Onore al merito. Mentre noi scrivevamo programmi come fossero delle lettere di amore e non eravamo mai sicuri di avere fatto bene la “nostra dichiarazione”, addirittura litigavamo sulle parole che disegnano i mondi, dalla sua parte si giocava al fantacalcio con la città: si schieravano i presidenti di ordini professionali, la figlia del capo dei vigili urbani, i Dirigenti ASL, responsabili della provincia e dell’ASI, tutti gli apparati che determinano il consenso.
A favore degli avversari di Mastella solo endorsement politici che non spostano alcun consenso, dalla parte di Clemente erano stati arruolati i veri gangli del potere cittadino, scelti bene e con cura, come solo uno scafato politico meridionale sa fare. Mentre noi civici pensavamo a come far innamorare della politica questa ragazza chiamata Benevento, lui se l’era già portata via un’altra volta. Il risultato non è affatto soddisfacente per l’ex Ministro, Mastella vince convincendo solo quindicimila persone su quaranta mila ed il 52% degli elettori.
Fece molto meglio nel 2016 quando il Partito Democratico e il Movimento 5stelle gli consegnarono la città a furia di sbagli e terminò con un secco 62,88%, fecero molto molto meglio Fausto Pepe e Pasquale Viespoli quando ebbero la loro riconferma alla sindacatura. Questa resta una riconferma a metà: è stato bravo a vincere le elezioni, dovendo recuperare tutto il distacco che la sua amministrazione gli aveva procurato con i cittadini delusi e arrabbiati. Ha usato ad arte e con efficacia la tecnica del racconto vittimistico come narrazione per chiedere solidarietà, e prepararsi al racconto di una eventuale sconfitta, ma soprattutto ha saputo investire tutte le sue energie nella campagna elettorale, girando dappertutto e tutto il giorno, fermando le persone per strada e lanciando le più pazze promesse elettorali fino all’ultimo giorno, come si fa al banco del mercato quando si sta avvicinando l’orario di chiusura. Tutte abilità che lo premiano da sempre nella performance elettorale.
La nota più fastidiosa è stato il suo personale presidio nei seggi, la città non meritava affatto anche questa vergogna da stato sudamericano in crisi, speriamo che non capiti mai più. Gli amici di tutta Italia un po’ ci compatiscono un po’ ci deridono un po’ si incazzano con noi, ma non sorridete perché questi “spari sopra”, come direbbe Vasco, sono per voi. A Benevento si sancisce l’incapacità della classe politica italiana a capire quanto contino le aree interne e le piccole comunità per il futuro del paese, che rappresentano oltre il 70% dell’Italia. I partiti nazionali perdono la seconda volta contro un Mastella senza partiti. Questa sfida di rinnovamento della classe politica non è Beneventana, è una sfida italiana, una sfida del Mezzogiorno. Da oggi inizia un nuovo capitolo. 5000 persone hanno dato il consenso alla coalizione ArCo, due seggi in Consiglio Comunale sono andati ad una forza civica nata dalla progettazione partecipata, Civico22. Non era mai accaduto prima, ora c’è una crepa nel sistema e nulla sarà più come prima.
Al “nuovo” Sindaco di Benevento promettiamo opposizione serrata e puntuale ed auguriamo buon lavoro, nonostante tutto, nonostante il primo pessimo discorso inaugurale, noi abbiamo sempre voglia di stupirci per il bene e non conserviamo nessun pregiudizio.
Noi speriamo che il Sindaco Mastella, rinnovato nel suo incarico, possa sorprenderci, ma nel frattempo presidieremo i problemi irrisolti di questa città: i voucher che spettano alle persone disabili bistrattate, gli alloggi di via Saragat, l’installazione del Depuratore, la riduzione della Tari al 50% e la tariffa puntuale per tutti, la riapertura delle scuole e dei teatri chiusi, la tutela del diritto alla casa e la partenza dell’Ecobonus per il miglioramento delle residenzialità popolari, che no, non è scaduto.
Il nostro augurio è che da questa resistenza ad una condizione politica, che viene vissuta dagli osservatori italiani come caso patologico della conservazione del potere, possa nascere una nuova scuola politica che guarda al Mediterraneo. Più è forte la patologia più possono essere forti gli anticorpi. Da oggi ci siamo e faremo la nostra parte, dove gli elettori ci hanno voluto.
In bocca al lupo a tutte e tutti noi.